Dean Koontz – Il bravo ragazzo

Una sera, mentre sta bevendo una birra al solito bar, Tim riceve una busta da uno sconosciuto, che prima di sparire gli promette il resto “quando sarà andata”: dentro ci sono 10.000 dollari, la foto di una bella donna e l’indirizzo. Poco dopo, un secondo individuo gli si siede accanto fissando la busta. A quel punto, Tim capisce di aver ricevuto per sbaglio la commissione per un omicidio e che al suo fianco c’è il vero killer. Così, d’impulso, gli dà la busta con i soldi, ma senza la foto. Perché vuole a tutti i costi salvare la vittima designata. Inizia perciò una folle corsa contro il tempo, che stravolgerà la sua esistenza di “bravo ragazzo” fino a trasformarlo, suo malgrado, in un eroe…

Dean Koontz - Il bravo ragazzo

Questo libro mi venne regalato tempo fa, non ricordo da chi e non ricordo quando. È rimasto sicuramente alcuni anni nello scaffale dei libri da leggere e francamente non ricordo nemmeno perché l’ho posteggiato così a lungo senza interessarmene particolarmente.

Alcuni giorni fa l’ho quindi finalmente tolto dalla libreria, ho letto la quarta di copertina e ho deciso che sarebbe finalmente stato il suo momento. Non sembra essersi offeso per averlo lasciato tanto a lungo nel dimenticatoio, anzi mi ha ripagato con una trama intrigante, un ritmo elevato e con la scoperta di un autore interessante di cui non sapevo assolutamente nulla.

La storia inizia subito; niente introduzione descrittiva con alcuni capitoli di ambientamento per capire i personaggi e le “location”. Tim e l’antagonista sono subito al centro dell’attenzione ed immediatamente l’inseguimento prende piede. Il “cattivo” sembra sempre essere un passo avanti rispetto a Tim che però ha delle risorse inaspettate per essere un muratore… anzi, secondo lui un eccellente muratore.
La vittima designata, Linda, non è la classica sempliciotta americana che si ritrova suo malgrado al centro delle attenzioni di un killer professionista. Una donna sveglia, intelligente ed ironica che da subito mostra di avere con Tim, un’affinità che va oltre a quella classica dei loro ruoli di vittima e salvatore.

Il killer che li insegue è – secondo me – un autentico capolavoro di straordinaria follia. I capitoli descritti dal suo punto di vista (ma sempre in terza persona) sono geniali. Koontz qui si è superato nell’inventarsi l’antagonista con decine di fissazioni assurde, riti scaramantici e pienezza di sé che sembrano la descrizione perfetta di un paziente di una clinica psichiatrica:

Superfici riflettenti cosi estese fermarono Krait.
Gli sembrava che gli specchi fossero finestre su un mondo opposto al suo, un modo dove tutto appariva familiare ma era in realtà profondamente diverso. […]
Quello specchio panoramico lo eccitava come nessuno di quelli visti in passato, perché la disposizione angolare mostrava non un solo mondo diverso ma una moltitudine, in cui ciascuno conteneva gli altri, ciascuno prometteva il potere assoluto a cui ambiva ma che non poteva ottenere completamente da questa parte dello specchio..
Davanti a lui sostavano numerosi Krait, ognuno con la propria Glock, e non gli sembravano riflessi bensì repliche, ciascuna consapevole di sé non di lui stesso, coscienze separate in altre dimensioni. Era diventato un esercito e sentiva la forza del grande numero, la ferocia del branco, la cattiveria dello sciame, e il suo cuore era palpitante e la sua mente beata.

o ancora:

Aveva apprezzato il bungalow, ne aveva gradito pulizia e semplicità. Ci avrebbe potuto abitare chiunque e non si sarebbe capito chi fosse. […]
Lavò la tazza, il piatto, la forchetta, il bricco e l’altra tazza che era stata usata da Linda o dal suo ospite. Asciugò tutto e lo ripose. Sciacquò il lavello d’acciaio, poi lo asciugò con della carta da cucina.
Prima di andarsene, aprì lo sportello di guida della Ford, indietreggiò di quel tanto da evitare di bagnarsi, si aprì la patta e orinò nell’abitacolo. Questo non gli piacque, ma era necessario.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e hanno il loro perché mentre la storia è ben congegnata e tiene con il fiato sospeso durante la lettura. Talvolta il lessico o lo stile sono un po’ strani, ma credo sia una scelta voluta dall’autore per creare enfasi durante la lettura e sentirsi immedesimati nella storia.
Deludente invece il finale, che sembra quasi scritto da qualcun altro da tanto è superficiale e frettoloso.

Ne consiglieresti la lettura?

Senza dubbio. È un libro che si legge in pochi giorni, tiene sempre acceso l’interesse e se non altro invoglia a scoprire altri racconti di questo autore.
Personalmente mi affascina l’idea di avere altri libri con questo “villain”. Si fanno tanti libri con protagonisti ridondanti che sono sempre e comunque eroi.
Perché non farne anche con antagonisti che si ripresentano in serie?

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