Jon Krakauer – Dove gli uomini diventano eroi

Patrick Daniel Tillman (1976-2004) è stato un famosissimo giocatore di football americano che in risposta agli attacchi dell’11 settembre abbandonò una folgorante carriera e si arruolò nei rangers. Venne ucciso in Afghanistan da “fuoco amico”. La morte di Tillman divenne una controversia nazionale quando si scoprì che il Pentagono non solo aveva tenuto nascoste per settimane le reali circostanze della sua morte, ma aveva intenzionalmente dato notizie false al fine di costruire un mito eroico per ottenere consenso dall’opinione pubblica sulla guerra.

Jon Krakauer - Dove gli uomini diventano eroi

Il libro me lo regalò mio padre parecchi anni fa sulla scia del suo entusiasmo nei confronti di “Into the Wild”, adattamento cinematografico del libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer.  Il mio relativo disinteresse verso quello che è il mondo del cinema non mi fece mai apprezzare in particolar modo quel film.

In questo libro Krakauer racconta nuovamente una storia vera e probabilmente, non particolarmente interessato a questo tipo di narrazione, lo lasciai in libreria. Ogniqualvolta lo prendevo in mano mi inventavo una scusa per non iniziarlo, preferendo di fatto un romanzo. Forse era un modo per non leggere una storia VERA e profondamente triste.

Alcuni giorni fa, dopo aver letto a fatica un romanzo su spionaggio, assassini, ecc. (v. articolo Henry Porter – Il giorno del tradimento) ho deciso che fosse arrivato il momento di leggere qualcosa di più impegnativo.
Risultato: in 3 giorni ho letto le circa 430 pagine e sono allibito.

Questa devastante storia – per quanto sia romanzata e per quanto il buon Pat Tillman venga descritto come essere superiore – non può lasciare indifferenti. Krakauer è bravissimo a farci diventare parte della storia di Pat e di tutta la sua famiglia. Quando racconta dell’infanzia dei fratelli Tillman e poi passa di punto in bianco a quello contemporaneamente sta succedendo in Afghanistan e Iraq, non si può non sperare con trepidazione di tornare a leggere cosa sta succedendo a New Almaden dai Tillman.

Quello che mi ha lasciato più colpito di questa vicenda, e credo che sia anche stato l’intento principale di Krakauer, non è il fatto che Tillman – astro nascente del football americano – sia stato definito un eroe di guerra quando fondamentalmente non lo è. Ma del fatto che Pat non era altro che un semplice ragazzo californiano con un’aurea di “duro” che però non si vergognava a mostrare il suo lato più sensibile.
Nel libro ad un certo punto la moglie Marie, che secondo il mio modesto punto di vista è la vera eroina di tutta la vicenda, lo descrive proprio così.

Questo tratto di Pat lo si intuisce anche dagli estratti del diario che teneva, sia durante il periodo dell’addestramento ma anche nel periodo in Iraq. Si faceva valere con commilitoni e superiori che lo rispettavano molto. Ma contemporaneamente scriveva dolci lettere melanconiche (che più di una volta mi hanno fatto venire il magone e la pelle d’oca) a Marie incolpandosi per aver preso questa decisione che avrebbe potuto avere conseguenze per tutta la sua famiglia.

La descrizione poi di come Tillman sia morto è parecchio dettagliata e lascia una certa amarezza e rabbia per come sia avvenuta in modo stupido.
Ancor più rabbia è leggere di come il tutto sia stato insabbiato e si sia sfruttata l’immagine di un professionista di NFL – morto in guerra – per fare propaganda a favore dell’esercito e distogliere così l’attenzione dagli scandali delle carceri statunitensi in Iraq, dove si consumavano delle vere e proprio torture ai danni dei prigionieri afghani e iracheni catturati.

Come lo stesso Tillman insegna, non bisogna credere a tutto quello che si legge o si sente, ma bisogna sempre porsi delle domande in merito alla veridicità ed alla plausibilità. Ed è esattamente quello che bisogna fare leggendo questo manoscritto. Non credo che tutto quanto scritto e descritto da Krakauer sia la verità assoluta anche perché non tutto è documentato e documentabile. Ma considerato che sono state necessarie sette inchieste interne per chiarire le dinamiche, e per finire le più alte sfere del Dipartimento della Difesa americano nonché l’allora presidente George W. Bush in persona hanno rivisto più volte la versione dei fatti, definendo Tillman come vittima di fuoco amico, credo proprio che la famiglia abbia fatto bene ad insistere nella ricerca della verità.

Da leggere?

Assolutamente si! Pur continuando a non essere il mio genere di racconti preferito credo che la lettura di biografie o storie di personaggi che non hanno avuto il giusto clamore o riscontro, possa diventare una valida alternativa. Senza dubbio prossimamente mi dedicherò alla lettura di “Nelle terre estreme”.

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