Michael Connelly – Ghiaccio nero

È la notte di Natale quando un incendio divampa sulla collina di Hollywood e un poliziotto viene trovato morto, ucciso da un colpo di fucile alla testa. Il biglietto di addio sembra non lasciare spazio ai dubbi, ma l’ipotesi del suicidio non convince Harry Bosch. Seguendo il filo di un’indagine personale, il detective scopre che il suo collega aveva raccolto un dossier sul traffico di una nuova micidiale droga e su una vera guerra per la conquista del mercato. Ma svela anche qualcosa di oscuro e misterioso sul suo passato, qualcosa che forse lo ha ucciso.

Michael Connelly - Ghiaccio nero

Perché l’ho scelto?

Avendo già scritto della saga di Harry Bosch in precedenza (v. articolo Michael Connelly – La memoria del topo) non posso che ripetere di aver letto alcuni romanzi di Michael Connelly in passato il cui protagonista è appunto Harry Bosch. Dopo aver ordinato alcuni dei libri dell’autore americano mi sono deciso a leggerli in ordine cronologico e questa opera “Ghiaccio nero” è il secondo della saga del famosissimo detective.
Il primo è ovviamente “La memoria del topo” di cui ho già scritto.

Ho deciso di leggere questo libro perché avevo bisogno di certezze letterarie dopo la pessima esperienza fatta con “Le uova del Drago” di Pietrangelo Buttafuoco di cui potete leggere il mio pensiero qui.
Le storie di Harry Bosch sono indubbiamente delle certezze e la scelta si è rivelata azzeccata.

La storia

Harry Bosch si ritrova nuovamente invischiato nell’omicidio di un suo conoscente. Questa volta si tratta di Cal Moore, un collega poliziotto che si è apparentemente suicidato in un motel che ricadrebbe nella zona di giurisdizione in cui si trova Bosch. Essendo di servizio lui al momento della segnalazione di ritrovamento del cadavere, caso spetterebbe a lui la risoluzione del caso. Trattandosi però di un poliziotto della narcotici il caso passa in altre mani e Bosch – da subito dubbioso sul fatto che si tratti veramente di un suicidio – viene estromesso dall’indagine. Gli viene affidato l’ingrato compito di recarsi dalla quasi ex moglie del defunto ad annunciarle il decesso.

A Bosch vengono poi assegnati alcuni casi che un altro detective – momentaneamente sospeso dal servizio – non aveva risolto e che dovevano essere chiusi entro la fine dell’anno per migliorare le statistiche del reparto omicidi di Hollywood. Uno di questi casi va inevitabilmente ad intrecciarsi con il caso della morte di Cal Moore ed altrettanto inevitabilmente i dubbi riguardo all’apparente suicidio lievitano. Ed è qui che ci renderemo conto dell’importanza dell’incontro tra Bosch e la moglie del poliziotto morto.
Cal Moore – da ex poliziotto della narcotici – si trovava evidentemente invischiato in uno sporco giro di traffico di droga che aveva le sue radici in Messico, appena oltre il confine con la California, ed è proprio li che il nostro Harry Bosch deve recarsi per risolvere entrambi i casi.

Opinione personale

È la classica storia di detective con lo schema già visto nel precedente romanzo di Michael Connelly, ovvero la morte di una persona conosciuta al detective Harry Bosch che a prima vista non sembra essere un omicidio (nel primo libro “La memoria del topo” sembrava una morte per overdose). Lo schema però funziona, la trama è lineare e la si riesce a seguire abbastanza bene.

Il ritmo non è alto come nel primo romanzo, ci sono parecchi passaggi e capitoli di introspezione relativa al personaggio che fanno forse perdere appunto un po’ di ritmo alla storia, ma regala parecchie informazioni personali sul protagonista che senza ombra di dubbio ritroveremo anche nei prossimi libri con protagonista Harry Bosch.

Quello che difficilmente si riesce a prevedere è il finale di cui non rivelo nulla per non togliere la sorpresa. Quando tutto sembra ovvio e palese ecco il colpo di scena finale che forse nemmeno lo stesso Harry si aspettava. Ma come da tradizione Bosch non lascia nulla di aperto, per lui la giustizia viene prima di tutto ed a qualunque costo.

L’autore

Non credo si debba dire molto di Michael Connelly. È uno degli scrittori americani più prolifici ed autore di svariati bestseller. Si laurea come giornalista e muove i suoi primi passi in giornali minori della Florida per passare in seguito a diventare uno dei reporter di punta del Los Angeles Times.

Ed è proprio nella città degli angeli, che conosce dai romanzi di Raymond Chandler, che sviluppa ancor più interesse per i delitti e per come vengono risolti i casi. E infatti i suoi romanzi sono tutti ambientati nell’affascinante Los Angeles, che per i cultori delle grandi opere americane è la città maledetta per eccellenza.

A mio modesto parere Michael Connelly è troppo poco pubblicizzato a scapito di altri autori, senz’altro validi e molto bravi. Forse è una scelta personale, forse sono scelte delle case editrici ma non le capisco.
Credo che se si tentasse di vendere meglio Harry Bosch, questi libri potrebbero diventare un autentico caso letterario.

Da leggere?

Ovviamente si. E per quel che mi concerne tutte le opere che hanno Harry Bosch vanno lette e va fatto in rigoroso ordine cronologico.

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