Frederick Forsyth – La lista nera

Tutto ha inizio con una lista di nomi: quelli di una serie di terroristi tanto pericolosi da dover essere eliminati uno a uno, a cominciare dal più pericoloso, “il Predicatore”. Solo un uomo può compiere quella che sembra una missione impossibile: l’ex marine Kit Carson. Kit, però, non sa che faccia abbia il suo nemico, dove si nasconda e quale sia il suo vero nome.

Frederick Forsyth - La lista nera

Perché l’ho scelto?

La scelta è basata semplicemente sulla fiducia. Qualsiasi libro di Forsyth che non abbia ancora letto (e fortunatamente sono ancora parecchi) e che io riesca a trovare finisce automaticamente nelle mia libreria. Come già scritto nel mio articolo sul romanzo “Il cobra” per me Frederick Forsyth è un’autentica istituzione per quanto riguarda i libri di spionaggio.

La storia

Il Predicatore. È questo il soprannome che è stato affibbiato al terrorista ricercato numero 1 al momento. Non si sa nulla di lui, se non che pubblica regolarmente online dei video nei quali incita alla violenza e a compiere azioni che possano uccidere personaggi importanti dei grandi nemici occidentali.

Una serie di eventi terroristici molto simili tra di loro apre fondamentalmente la caccia all’uomo, affidata a Kit Carson soprannominato Il Segugio.
Il Segugio si affida al suo istinto ed all’aiuto di persone fidate ma anche di inaspettati cittadini come Ariel, un giovane genio dell’informatica – o hacker se preferite – che sarà fondamentale nell’economia del romanzo.

Al Segugio viene chiesto di localizzare e neutralizzare al più presto possibile il Predicatore al fine di interrompere al più presto gli attentati terroristici perpetrati dai suoi seguaci.
La storia si sviluppa tra USA, Gran Bretagna, Medio Oriente ed Africa orientale in un perfetto intreccio di spie, doppi-giochi, collaborazione tra agenzie governative e un po’ di sana action.

Opinione personale

La lista nera viaggia secondo lo stile classico di Forsyth ed anche questa volta secondo me funziona alla perfezione. È il secondo romanzo a tema “terrorismo islamico” di Forsyth e pur non essendo a mio modesto parere il suo miglior racconto, ne vale assolutamente la pena leggerlo.

La storia è avvincente sin dall’inizio e tiene il lettore – desideroso di sapere come finirà il romanzo – incollato alle pagine. Ho molto apprezzato la concisione del libro che con meno di 300 pagine si attiene all’essenziale e non si perde in fronzoli come è ogni tanto il caso con altri autori del genere.

La vera svolta nella storia la si ha quando una persona molto vicina al Segugio viene uccisa a causa di un attentato terroristico di matrice islamica il cui kamikaze è stato ispirato da uno dei video del Predicatore.
Da questo momento per il Segugio si tratta di una questione personale e non si darà pace finché non avrà raggiunto il suo scopo. Verranno mossi mari e monti per ottenere quanto necessario alla cattura o all’uccisione del Predicatore, collaborazioni con governi amici ed anche l’intervento del presidente degli Stati Uniti d’America con il primo ministro inglese.

Alcuni passaggi sono a mio avviso poco credibili, come quando l’infiltrato Opal in pochissimo tempo si garantisce un ruolo di spicco all’interno dell’organizzazione del Predicatore. Capisco che sia necessario ai fini del racconto ma probabilmente si sarebbe potuta evolvere questa parte in maniera differente e partendo da più lontano.

L’autore

Frederick Forsyth non ha bisogno di presentazioni. Maestro indiscusso dei romanzi di spionaggio ne scrive con cognizione di causa essendo egli stesso stato un agente segreto; ma non solo.
Nella sua vita Forsyth deve averne vissute di ogni genere e sicuramente ne ha tratto giovamento per le ispirazioni: pilota di caccia per la Royal Air Force, giornalista prima nell’Europa dell’Ovest ed in seguito in quella dell’Est, reporter nell’Africa centrale e chi più ne ha più ne metta.

Il suo romanzo più famoso è senza dubbio “Il giorno dello sciacallo” che ha fatto innamorare anche me dello scrittore inglese e del quale scriverò più in là nel tempo quando lo avrò riletto.

Da leggere?

Naturalmente si. Forse mi ripeterò ma credo che non esista un romanzo di Forsyth che non valga la pena leggere. A prescindere dal tema e dal contesto questo autore meriterebbe secondo il mio modestissimo parere molta più attenzione mediatica, ma probabilmente nel passato deve aver pestato i piedi a qualche personaggio importante.

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