Wilbur Smith – Il destino del cacciatore

Vigilia della Grande Guerra: Leon Courteney, nipote dell’alto ufficiale britannico Penrod Ballantyne, è un giovane e valoroso sottotenente dei King’s African Rifles. Ma la sua vera passione è la caccia grossa, cui si dedica col fedele e coraggioso sergente Manyoro, guerriero masai, al quale lo lega un forte sentimento d’amicizia. Leon diventa così una guida esperta di personaggi importanti e facoltosi, tra i quali spicca un ospite d’eccezione: il presidente americano Theodore Roosevelt. Ma l’appartenenza di Leon all’esercito di Sua Maestà lo porterà a essere protagonista di un gioco molto rischioso, di portata internazionale. In un entusiasmante crescendo si riveleranno i diabolici intrighi con cui, dal cuore profondo dell’Africa, magnati, avventurieri e nobildonne sembrano decidere le sorti del Vecchio Continente. Sarà però l’incontro con una donna bellissima ed enigmatica a cambiare per sempre il destino di Leon, ormai conosciuto come il più grande cacciatore del continente.

Wilbur Smith - Il destino del cacciatore

Perché l’ho scelto?

Non l’ho proprio scelto, diciamo che sto leggendo tutti i libri di Wilbur Smith in ordine cronologico da alcuni anni, per cui era arrivato il suo turno e come l’ultimo che avevo letto circa un anno fa (v. mia opinione Wilbur Smith – Il trionfo del Sole) ci ho messo molto più tempo del solito. È vero che intramezzo ho traslocato e l’arrivo sette mesi fa della mia bellissima figlia mi ha tolto – con immensa gioia – tanto tempo per leggere.

Eppure, se ci ho messo all’incirca due mesi per finirlo, probabilmente c’è dell’altro.

La storia

Il protagonista indiscusso del libro è Leon Courteney, ufficiale dell’esercito britannico e cacciatore predestinato. Ribelle nei confronti dei dogmi militari ma comunque tremendamente leale nei confronti della corona. Leon si ritrova – dopo essere stato incriminato da una corte militare per diserzione – sotto le grinfie dello zio Penrod Ballantyne (che ricordo con piacere dal precedente libro Il trionfo del sole) che ha per lui un incarico speciale quale organizzatore e accompagnatore di battute di caccia, durante le quali accompagnerà illustri personaggi dai quali dovrà cercare di carpire segreti militari a vantaggio dell’esercito di sua Maestà.

Leon si ritrova dunque a fare da accompagnatore del grande cacciatore Percy Phillips e insieme ai suoi fedeli accompagnatori Masai fa esperienza con la caccia di grandi animali quali leoni, elefanti e bufali prima di accompagnare Percy in una battuta di caccia con un personaggio molto in vista; Theodore Roosevelt, ovvero l’ex presidente degli Stati Uniti d’America.
Questo safari ha permesso a Leon di fare amicizia con il figlio di Roosevelt e diventando di seguito famoso quale grande cacciatore.

Questa pubblicità gli porta parecchi nuovi clienti importanti e facoltosi ai quali dimostra grande abilità nel suo lavoro di cacciatore aumentandone ancora di più la fama, tant’è che si rivolge a lui anche Otto von Meerbach, famoso imprenditore germanico noto per la fornitura di velivoli e automobili per l’esercito tedesco notoriamente in combutta con l’esercito britannico, accompagnato dalla sua bella compagna Eva.
A questo punto entra in gioco il ruolo di spia e un intrecciata storia d’amore di cui non rivelo altro per non fare spoiler.

Opinione personale

A chi piace lo stile di Wilbur Smith – ed io sono tra questi – non rimarrà deluso dal libro. Le descrizioni maestose del continente africano permettono al lettore di immaginarsi accanto alle scene dell’azione e raramente ci si annoia.

Quello che in questo libro manca palesemente, almeno per le prime 400 pagine, è lo stimolo a continuare la lettura. Il racconto è ambientato a cavallo della prima guerra mondiale e ci si aspetta un libro con una trama differente dal solito Smith, ed invece ci si ritrova immersi per ca. 350 pagine in battute di caccia simili a stermini di massa già lette e stralette in altre opere dello stesso autore. Ci si aggiungano pure: i) diverse visite ad una stregona Masai sotto effetto di allucinogeni che riesce a prevedere il futuro, ii) clienti delle battute di caccia che sono già abilissimi cacciatori che riescono a stendere un elefante al primo colpo e iii) aiutanti Masai che riescono a seguire gli animali selvatici seguendone solo l’odore. Tutto questo fino – appunto – a pagina 400 circa.

Da qui in poi inizia l’intrigo internazionale per impossessarsi del controllo dell’Africa del sud che viene letteralmente liquidato in maniera clamorosamente inverosimile in un centinaio di pagine scarse.

Purtroppo è già la seconda volta dopo “Il trionfo del sole” che lo schema narrativo è uguale e la parte finale del libro viene quasi “buttata lì” tanto per chiudere la storia perché non si sa più cosa scrivere.
Se non avessi già letto quasi tutto di questo autore e sempre con grande entusiasmo, probabilmente questo sarebbe stato per me il primo e ultimo romanzo di Wilbur Smith.

L’autore

Wilbur Smith è un’istituzione per quanto riguarda i libri di avventura ambientati in Africa e con me è ampiamente in credito. Continuerò a leggere le sue opere perché sono convinto che possano esserci per ogni autore dei libri meno riusciti.

Lo scrittore Sudafricano oltretutto è nato nel 1933 per cui probabilmente non vi saranno più moltissime opere nuove negli anni a venire, anche se ovviamente gli auguro tutta la salute possibile.

Da leggere?

Vale quanto già detto per “Il trionfo del Sole“; da leggere solo e unicamente se si è già letto altro di Wilbur Smith. Da non leggere in nessun caso se vi volete approcciare a questo strepitoso autore.

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