James Ellroy – White Jazz

Los Angeles, 17 ottobre 1958. L’FBI apre un’inchiesta sui collegamenti tra l’ambiente del pugilato professionistico e la malavita. Un’inchiesta che potrebbe allargarsi, trascinando nel fango tanti personaggi in vista della buona società, gente difficile da intrappolare. Ci vuole un’esca irresistibile, come il tenente Dave Klein, il poliziotto più corrotto della città. L’uomo che ha fatto favori a uomini politici e pubblici funzionari, al re della droga e ai capi del racket, diventa così, di colpo, il bersaglio di tutti. Ma Klein non è disposto a farsi ammazzare senza regolare i conti. E lo farà con tutta la violenza, con tutto l’odio di cui è capace.

James Ellroy - White jazz

Perché l’ho scelto?

Non è che ci fosse da scegliere, ma avendo letto i primi tre libri della tetralogia di Los Angeles di James Ellroy (“Dalia Nera”, ” Il grande nulla” e “L.A. Confidential”) è ovvio che avrei letto anche la conclusione della saga.

Anche qui, come per i precedenti capitoli non sono rimasto deluso, anzi.

La storia

La quarta di copertina dice già molto, ma mai abbastanza. David Klein è il classico poliziotto corrotto come li conosciamo dai precedenti romanzi di James Ellroy. Molto intelligente e sempre pronto a trovare una soluzione ai problemi che si ritrova davanti.

Per conto della polizia si trova coinvolto ad indagare su una famiglia di narcotrafficanti protetta dallo stesso dipartimento di polizia di Los Angeles in quanto informatori preziosi sul giro malavitoso nella zona. L’insistenza con cui il capo di Klein gli chiede di indagare su queste persone nonostante abbiano importanti contatti all’interno del dipartimento gli fa sorgere più di qualche dubbio in merito alle reali intenzioni del suo superiore.

In tutto questo Klein si trova coinvolto ad indagare ed a uccidere anche per conto di personaggi malavitosi legati non tanto alla droga quanto piuttosto alla prostituzione, alla nascente industria dei film pornografici ed al giro sempre più grande di omosessuali. Anche qui però Klein si ritrova a dover fare i conti con parecchi sospetti e parecchi tentativi di metterlo a tacere; anche da parte di insospettabili ex amici.

Tutto sarebbe più facile se il nostro poliziotto non si innamorasse di una bionda maggiorata che ovviamente complicherà di parecchio i suoi “affari”.

Opinione personale

Dopo aver letto “L.A. Confidential” ed averci scritto un’opinione in merito, era difficile pensare che Ellroy sarebbe riuscito a fare di meglio. E infatti – secondo me – questo libro è di categoria inferiore, ma è assolutamente valido.

Da leggere l’ho trovato leggermente più semplice dei precedenti libri della Tetralogia di Los Angeles, forse perché è narrato in prima persona e vi è un solo personaggio da seguire e non più due o tre come i precedenti.

Anche qui però il protagonista incontra o menziona centinaia di persone, si occupa di decine di cose contemporaneamente tanto che – nel classico schema di James Ellroy – si fatica parecchio a mantenere l’ordine nella propria testa. Piano piano però, le nubi si diradano, diversi meccanismi vanno a posto quasi senza accorgersene a e il gran finale è rivelatorio e lascia anche stavolta a bocca aperta. Ci si ritrova magicamente con le rivelazioni riguardo alle decine di dubbi che si erano infiltrati nella nostra mente durante la lettura.

Il libro è violento, crudo e non adatto a lettori sensibili. Dave Klein è un vero bastardo, non guarda in faccia a nessuno, non ci pensa due volte a fare ricatti, ad usare la violenza od anche a uccidere. Nonostante questo risulta essere il meno cattivo dei cattivi o perlomeno così ci viene venduto. Non si può – come spesso accade – non fare il tifo per lui.

L’autore

James Ellroy, lo scrittore maledetto. Un’infanzia difficile ed un’adolescenza ancor più complicata. Si redime e inizia a scrivere storie di detective cattivi conquistando un pubblico enorme.

Io l’ho scoperto per caso, leggendo online qualcosa in merito a scrittori americani e mi sono incuriosito acquistando quindi i quattro libri della tetralogia restandone assolutamente intrigato, tanto che ho nel frattempo già pronti per la lettura quasi tutti i suoi libri.

Tanti provano ad imitarlo, non so quanti ci riescano, per quanto mi riguarda è il re indiscusso del cosiddetto genere Hard-Boiled.

Da leggere?

Credo non vi siano dubbi riguardo alla mia risposta. Pur potendo leggere “White Jazz” anche singolarmente in quanto non connesso direttamente con i precedenti capitoli, consiglio a tutti gli amanti del genere di leggersi la tetralogia di Los Angeles dall’inizio alla fine e in rigoroso ordine cronologico.

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